I rischi sulla salute umana legati ai prati artificiali continuano ad essere una questione controversa in più parti del mondo, anche nei paesi che vantano una fortissima tradizione di attività sportive all’aria aperta.
Se in Europa, Italia compresa, si discute da oltre un decennio sul possibile legame tra erba artificiale e insorgenza di tumori (vedi www.pratinaturali.it/salute-pubblica-lolanda-si-interroga-sui-rischi-dellerba-sintetica e www.pratinaturali.it/sport-prati-naturali-meglio) negli Stati Uniti il dibattito è altrettanto acceso; sono infatti diverse le testimonianze a favore della tesi causa (prati sintetici) – effetto (probabilità di malattia) sebbene altrettanto numerose siano quelle che mirano a sfatare tale tesi.

Ma andiamo con ordine.

Uno studio (non pubblicato) del 2016 della Rutgers University, Ateneo del New Jersey, ha infatti esaminato la composizione chimica dell’intaso di gomma utilizzato di alcuni prati artificiali a New York trovando sei potenziali composti cancerogeni (idrocarburi policlicici aromatici) ad una concentrazione superiore a quella prevista dalla legge dello Stato. In questo caso i risultati dello studio, secondo gli stessi ricercatori, potrebbero essere stati influenzati dai solventi utilizzati per l’estrazione dei composti dalla gomma, ma già nel 2014 Amy Griffin (solo per citare un caso), allenatrice di calcio dell’Università di Washington, ha effettuato una ricerca su 53 atleti statunitensi professionisti e non con i quali era entrata in contatto e ai quali era stata diagnosticata una patologia tumorale.

Più del 60% di questi giocatori di calcio erano portieri e le tipologie di tumori predominanti, leucemia e linfomi, sembrerebbero, secondo la sua tesi, legate appunto al ruolo di questi atleti, che prevede uno stretto contatto con i granuli in gomma dell’intaso del campo da gioco con elevata possibilità di ingestione accidentale e/o sfregamento con conseguenti ferite superficiali.
A fronte di queste ricerche e altre testimonianze, l’industria dei prati artificiali ha risposto con studi ufficiali che attestano come i livelli di composti cancerogeni nei granuli di gomma utilizzati negli intasi degli impianti, sebbene presenti, siano a livelli troppo bassi per essere pericolosi per la salute umana.

Di contro il National Institute of Environmental Health Sciences (NIEHS – www.niehs.nih.gov) sostiene da anni che il rischio di cancro è legato non tanto ai livelli di concentrazione di un singolo composto, quanto all’effetto combinato della concentrazione di più composti cancerogeni. Questa importante evidenza è anche alla base della creazione di una task force internazionale composta da più di 300 scienziati, conosciuta come Progetto Halifax (Halifax Project).

Secondo i ricercatori di questa task force la ricerca sulla singola sostanza chimica e sulla sua pericolosità è un approccio incompleto, infatti pochissime delle sostanze chimiche conosciute sono “cancerogeni completi” ossia sono in grado, da sole, di promuovere lo sviluppo tumorale; ne sono un esempio proprio gli idrocarburi policiclici aromatici, prodotti di combustione ubiquitari presenti nel fumo di sigaretta, nelle carni cotte alla brace, oppure anche in alcuni ambienti di lavoro come ad esempio nelle aziende che producono il carbone coke.

Anche se si è appreso molto circa i rischi connessi ad alcune singole sostanze note per essere cancerogene – evidenziano i ricercatori – sappiamo in realtà molto poco dei rischi di cancro che potrebbero essere attribuiti agli effetti combinati delle tante sostanze chimiche alle quali siamo esposti nella nostra vita quotidiana e per questo è necessario approfondirne la ricerca.

A questo va aggiunto che negli Stati Uniti l’EPA (Environmental Protection Agency – Agenzia per la protezione dell’ambiente) ha aperto un progetto, tutt’ora in corso, mirato ad accertare i rischi per la salute legati all’attività sui prati artificiali che si intitola: “Federal Research Action Plan on Recycled Tire Crumb Used on Playing Fields and Playgrounds” (Piano d’azione federale sui granuli riciclati da pneumatici utilizzati nei campi da gioco e ricreativi – consultabile a questo link: www.epa.gov/chemical-research/federal-research-recycled-tire-crumb-used-playing-fields ).
Insomma, negli Stati Uniti come in Europa il dibattito sull’impatto sulla salute dei prati artificiali è molto sentito e solo la ricerca scientifica potrà dare indicazioni chiare.
Di sicuro va ricordato come i prati naturali (vedi www.pratinaturali.it/aria-aperta-sport-prati-naturali-connubio-perfetto-benessere ) non espongano gli utilizzatori, sia atleti sportivi, sia comuni cittadini, ad alcun rischio per la salute, anzi, giovano allo stato psico-fisico delle persone ed all’ambiente in generale.

Fonti consultate:

  • www.epa.gov/chemical-research/federal-research-recycled-tire-crumb-used-playing-fields
  • Hughes, Geraint (3 febbraio 2016). “Report claims link between 3G pitches and cancer”.
  • Rappleye, Hannah (8 ottobre 2014). “How Safe Is the Artificial Turf Your Child Plays On?”. NBCNews.com. NBCUniversal Media, LLC.
  • www.unipd.it/ilbo/content/halifax-project-primi-risultati 
  • www.timesunion.com/opinion/article/How-safe-is-that-synthetic-turf-12398517.php
  • http://edition.cnn.com/2017/01/27/health/artificial-turf-cancer-study-profile/index.html
  • https://doi.org/10.1016/j.chemosphere.2012.07.053

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Che l’attività fisica, da una semplice passeggiata a uno sport intenso, faccia bene è risaputo, ma farlo all’aria aperta è ancora meglio.
Diversi studi scientifici evidenziano che nella popolazione fisicamente attiva (che pratica attività fisica moderata tutti i giorni o quasi) si ha una riduzione del 30-50% del rischio relativo di malattie coronariche rispetto alla popolazione sedentaria, a parità di altri fattori di rischio.
Uno studio effettuato nel 2009 su 350.000 pazienti da 195 medici di famiglia olandesi ha evidenziato che per 15 delle 24 patologie esaminate la frequenza delle malattie croniche (cardiopatie coronariche come angina e infarto, disturbi scheletrici, ansia, depressione, infezioni respiratorie, cefalea, vertigini, infezioni delle vie urinarie, diabete) era inferiore in chi viveva a meno di 1 km di distanza da parchi o aree verdi. Non solo, in uno studio analogo giapponese del 2002, gli autori hanno studiato l’associazione a Tokio tra la presenza di aree verdi vicino alla casa di residenza e la sopravvivenza di 3.144 anziani. Ne è risultato che la probabilità di sopravvivenza a 5 anni era direttamente proporzionale allo spazio disponibile per camminare, al numero di parchi e di strade alberate vicino al domicilio, alle ore di esposizione al sole della casa e all’affermazione di voler continuare a vivere nello stesso quartiere.

Quindi, se muoversi fa bene, muoversi nel verde fa ancora meglio.
Lo sport praticato in ambienti aperti permette di respirare aria pura, migliorando l’efficienza dell’atto respiratorio. Le radiazioni solari, inoltre, esercitano un’azione curativa e preventiva nei riguardi di alcune malattie ossee o polmonari perché favoriscono la produzione di vitamina D.

Inoltre fare attività fisica su un prato naturale è più sicuro per articolazioni e muscolatura: sui manti erbosi naturali si ha un miglior appoggio delle calzature, l’erba esercita un maggiore attrito in caso di umidità e quindi minori possibilità di scivolare e cadere, senza contare la maggiore elasticità e sofficità rispetto a qualunque altra superficie. Non per niente molti atleti professionisti preferiscono giocare sulle superfici naturali invece che su quelle sintetiche.

Uno studio del Cnr (Centro nazionale ricerche) ha evidenziato, infine, come obesità infantile, attività fisica e livello di urbanizzazione siano collegati tra loro: per i bambini è importante sia la regolarità dell’esercizio sia il tempo impiegato. Fino ai 10 anni – recita lo studio – la dimensione del divertimento va privilegiata rispetto a quella della competizione ed è quindi importante aumentare nelle città gli spazi di verde pubblico attrezzato.


Fonti consultate
“Spazi per camminare, camminare fa bene alla salute”. A cura di Armando Barp e Domenico Bolla, edizioni Marsilio (2009).
“Spazi verdi da vivere”. Pubblicazione a cura dell’Azienda ULSS 20 ed Università Iuav di Venezia.
“Physical activity, adiposity and urbanization level in children: results for the Italian cohort of the IDEFICS study” – Pubblic Healt Journal, Volume 127, Issue 8, Pages 761–765 (2013).
WHO, Physical Activity – www.who.int/dietphysicalactivity/publications/facts/pa/en
“Physical activity decreases cardiovascular disease risk in women: review and meta-analysis». Am. J. Prev. Med., Y. Oguma, T. Shinoda-Tagawa.
www.sementi.it

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“Una condizione di benessere fisico e psichico dovuta a uno stato di perfetta funzionalità dell’organismo”, la definizione enciclopedica del termine salute, per quanto accurata, non rende giustizia alla sua complessità, tanto che già nel 1946 a questa definizione l’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità), aggiunse il concetto di “socialità”, rappresentando quindi la salute non più solo come assenza di malattie, ma come uno stato di benessere fisico, psichico e sociale.
Se la salute quindi è composta da questi tre pilastri è ovvio che dove è possibile fare movimento, rilassarsi e incontrare altre persone è più facile essere in buona salute.

Ecco che il ruolo del verde nei centri abitati, sia ricreativo sia sportivo, gioca un ruolo fondamentale per mantenere la popolazione in salute, con indubbi benefici anche a livello economico.
Secondo il Ministero della Salute l’attività motoria della popolazione in Italia è diminuita di pari passo con i grandi cambiamenti del lavoro e dell’organizzazione delle città. Tra le cause lo sviluppo dell’automazione, la dominanza del trasporto motorizzato e la riduzione di spazi e sicurezza per pedoni e ciclisti assieme al calo degli spazi per il gioco libero dei bambini e per i giochi e gli sport spontanei e di squadra.

L’organismo umano – sottolinea il Ministero – non è nato per l’inattività: il movimento gli è connaturato e una regolare attività fisica, anche di intensità moderata, contribuisce a migliorare tutti gli aspetti della qualità della vita. Al contrario, la scarsa attività fisica è implicata nell’insorgenza di alcuni tra i disturbi e le malattie oggi più frequenti: diabete di tipo 2, malattie cardiocircolatori (infarto miocardico, ictus, insufficienza cardiaca), tumori. Insomma, correre, giocare o anche semplicemente passeggiare nel verde di una città fa bene a qualunque età.

Non per niente, tra la fine del 19° e l’inizio del 20° secolo, per ovviare alle pessime situazioni igieniche delle grandi città europee causa di tubercolosi e colera, gli urbanisti cominciarono a creare aree verdi realizzando in molti quartieri parchi, giardini pubblici e aree gioco.

Ma il verde urbano ha tante altre funzioni, eccone alcune.

  • Funzione ecologico-ambientale: il verde contribuisce a regolare gli effetti del microclima cittadino attraverso l’aumento dell’evapotraspirazione, regimando così i picchi termici estivi con una sorta di effetto di “condizionamento” naturale dell’aria. In una bella giornata estiva un tappeto erboso di un ettaro è in grado di rilasciare 20.000 litri di acqua nell’atmosfera, mentre un campo da calcio cattura oltre 12 tonnellate/anno di CO2.
  • Funzione sanitaria: in certe aree urbane, in particolare vicino agli ospedali, la presenza del verde contribuisce alla creazione di un ambiente che può favorire la convalescenza dei degenti, sia per la presenza di essenze aromatiche e balsamiche, sia per l’effetto di mitigazione del microclima, sia anche per l’effetto psicologico prodotto dalla vista riposante di un’area verde ben curata.
  • Funzione igienica: le aree verdi svolgono una importante funzione psicologica ed umorale per le persone che ne fruiscono, contribuendo al benessere psicologico ed all’equilibrio mentale.
  • Funzione estetico-architettonica: anche la funzione estetico-architettonica è rilevante, considerato che la presenza del verde migliora decisamente il paesaggio urbano e rende più gradevole la permanenza in città, per cui diventa fondamentale favorire un’integrazione fra elementi architettonici e verde nell’ambito della progettazione dell’arredo urbano.

Fonti consultate:
● www.salute.gov.it
● Assosementi
● “Il verde è benessere” (2010) – GREEN CITY ITALIA
● Manuale per tecnici del verde urbano, Città di Torino

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